Il governo olandese ha confermato l’aumento dell’Iva su fiori e piante che passerà dal 9% al 21%. Una misura contestata dagli operatori del settore poiché ritengono che questa manovra porterà a un aumento dei costi di piante, fiori e bulbi, danneggerà le imprese lungo tutta la filiera e contrasterà gli obiettivi di sostenibilità.
“Il governo vuole promuovere il verde e investire in un ambiente di vita sano – ha dichiarato Pieter Bootsma, Ceo di Royal FloraHolland -, eppure sta di fatto rendendo più costosi proprio i prodotti che contribuiscono a questo obiettivo. Fiori e piante non sono un lusso. Uniscono le persone, rinfrescano le nostre città e rendono i Paesi Bassi un luogo più vivibile. Per questo chiediamo ai politici di annullare questo aumento dell’Iva”.
Aumento dell’Iva su fiori e piante: esempio negativo dalla Spagna
Le entrate fiscali stimate si basano sul presupposto che la domanda rimanga pressoché invariata. Tuttavia, una ricerca della Wageningen University & Research dimostra che l’aumento dei prezzi al consumo comporta una minore domanda di fiori e piante. Di conseguenza, secondo i calcoli, il Tesoro non riceverà i 328 milioni di euro previsti, ma al massimo circa 213 milioni di euro. A questo proposito vale la pena di ricordare l’esperimento già fallito in Spagna: nel 2012 il governo Rajoy portò l’Iva su piante, fiori, bulbi e talee dall’8 al 21%, per poi riportarla al 10% nel gennaio 2015, per contrastare la riduzione dei consumi e i danni causati alla filiera florovivaistica.
Una recente ricerca di Decisio stima che l’aumento dell’Iva comporterà in Olanda un calo del fatturato compreso tra 546 e 627 milioni di euro nella filiera floricola diretta. Di questi, 318/391 milioni di euro saranno a carico del settore della vendita al dettaglio e anche il settore all’ingrosso ne risentirà pesantemente. A causa delle ripercussioni su settori quali trasporti, imballaggi e servizi alle imprese, il calo totale del fatturato si attesta tra 674 e 830 milioni di euro. Secondo lo studio, il valore aggiunto totale diminuirà tra i 265 e i 326 milioni di euro e l’occupazione tra i 2.280 e i 2.820 dipendenti a tempo pieno. Questa perdita di posti di lavoro comporterà anche una riduzione delle entrate fiscali e un aumento della spesa per i sussidi di disoccupazione.






















