Nel 2025 la direzione del sito produttivo di Ravenna di Compo è stata affidata a Francesco Iannetti. Lo abbiamo incontrato.
Pur essendo nata nel 1956 in Germania, Compo ha un’anima italiana molto importante grazie al polo produttivo di Ravenna. I terricci Compo distribuiti in Italia nascono infatti in Emilia Romagna e la presenza di un polo produttivo nazionale contribuisce alla loro sostenibilità: un impegno assunto da Compo e testimoniato dal riconoscimento dello status gold da parte di Ecovadis, la piattaforma internazionale che valuta la sostenibilità delle aziende.
Fondato nel 1999 grazie all’impegno di Pietro Mancinelli, il sito produttivo di Ravenna si è occupato inizialmente di substrati hobbistici con compost autoprodotto, ma dal 2015 la produzione di terricci consumer è aumentata a tal punto da richiedere ulteriori investimenti e spostare il focus solo su questi piuttosto che sulle materie prime. Nello scorso anno l’impianto ha prodotto 105.000 metri cubi di terricci, su una superficie totale di circa 5.000 mq, ma ha una capacità produttiva che può arrivare fino a 150.000 metri cubi. Dall’agosto 2025, in seguito al pensionamento di Pietro Mancinelli, la direzione del sito di Ravenna è stata affidata a Francesco Iannetti.
Attenzione alla qualità e alla sostenibilità
Negli ultimi mesi è esploso il problema delle materie prime e della torba in particolare: è un tema che vi riguarda?
Francesco Iannetti: Siamo fortunati con le materie prime perché riusciamo a gestire gli acquisti a livello di gruppo. Quest’anno i costi sono aumentati molto, perché l’estrazione è stata ridotta ma i costi fissi sono rimasti immutati. Però non abbiamo dovuto ricorrere alla torba canadese, come è successo ad altri player e usiamo materie prime europee. Il compost invece lo troviamo sul territorio, grazie a una stretta collaborazione con compostatori selezionati, tra cui Herambiente, la società del Gruppo Hera specializzata nella gestione integrata dei rifiuti, che ha il vantaggio di essere molto vicina al nostro sito. Da questi fornitori acquistiamo compost verde, l’unico che usiamo.
Compo è un’azienda molto attenta alla scelta delle materie prime e alla sostenibilità, come testimonia lo status gold di Ecovadis. Come stanno cambiando i vostri substrati?
Francesco Iannetti: Diciamo anzitutto che siamo maniacali in termini di qualità. Visito personalmente tre volte all’anno le sedi dei nostri fornitori e quando arriva una consegna a Ravenna i nostri laboratori verificano il pH, la salinità ed eventuali fermentazioni prima di accettarla. Non solo: durante la miscelazione i materiali vengono ulteriormente vagliati e durante la fase di confezionamento controlliamo il volume e il peso dei sacchi ogni ora.
In merito alla sostenibilità, Compo da anni presenta bilanci di sostenibilità e in tutta Europa stiamo riducendo l’uso di torba. Usiamo ancora matrici con fibra di cocco ma stiamo analizzando materie prime alternative. La fibra di cocco è per ora uno dei migliori sostituti della torba, in termini di ritenzione idrica, ma presenta delle problematiche in tema di sostenibilità poiché viene importata dall’India e prevede un grande consumo di acqua per desalinizzarla. Due elementi che contribuiscono a un’impronta carbonica piuttosto elevata. Usiamo una fibra di legno particolare, che si chiama Hydro, che sottoponiamo a un processo di lavorazione ed estrusione per aumentarne la capacità idrica. Oggi non può sostituire totalmente la torba, perché non è un inerte totale, ma rispetto ad altre materie prime ha una carbon footprint molto interessante: non apporta salinità, ha un pH basico e mima le caratteristiche della torba. Sempre per migliorare la performance sostenibile abbiamo anche sostituito l’argilla con la pomice in tutti i terricci. Perché l’argilla viene cotta ad altissime temperature, con una grande dispersione di CO2, mentre la pomice è una pietra naturale e non richiede cottura. Comunque, fatta salva la torba, usiamo tutte materie prime di seconda vita.



Avete anche migliorato i packaging?
Francesco Iannetti: Sì. Da sei anni utilizziamo prevalentemente plastica riciclata da post consumo, cioè derivante dalla raccolta differenziata domestica. Solo per i terricci Suprême, che sono prodotti premium, usiamo plastica vergine. Per gli altri abbiamo packaging di due livelli differenti: con il 60% e con l’80% di plastica riciclata.
Come è composto il sito produttivo di Ravenna?
Francesco Iannetti: Dal 2019 è stato avviato un importante processo di investimento: l’ultimo impianto è stato installato a dicembre 2024, quindi siamo all’avanguardia da un punto di vista tecnologico. Tutte le tramogge per la miscelazione e le tre linee di confezionamento sono gestite da un nuovo software e sono totalmente automatizzate. Una soluzione che ci permette di gestire più prodotti in parallelo e ci ha permesso di aumentare la produttività degli impianti.
Inoltre il sito è dotato di ampi serbatoi per la raccolta delle acque piovane, che usiamo nel ciclo produttivo.
Il nuovo team internazionale
Oltre all’incarico a Ravenna sappiamo che sei entrato in un gruppo di lavoro internazionale di Compo: di cosa si tratta?
Francesco Iannetti: Sono stato nominato responsabile del potting soil expert team creato recentemente. È composto da 5 operation manager internazionali di Compo. Abbiamo l’obiettivo di rivedere tutti gli investimenti del gruppo, sia impiantistici sia di ricerca e sviluppo. Un’attività che prevede diversi ambiti di intervento: il supporto tecnico su eventuali problematiche di qualità e di processo, la selezione di nuove materie prime, nuovi impianti e nuove tecnologie, fino all’automazione e allo sviluppo tecnico delle torbiere e dei 13 siti del gruppo Compo presenti in tutta Europa. È una bella sfida perché spazia dalla ricerca e sviluppo ai problemi di qualità, dalle questioni tecniche agli investimenti: c’è una visione molto più ampia, di gruppo e non solo nazionale.























