“Adapt or Die”: il 2027 sarà l’anno della svolta?

Nel secondo articolo della serie “Adapt or Die”, John Stanley, Sid Raisch e Dries Jansen guardano al 2027 come a un possibile nuovo punto di svolta per il settore del garden retail. Tra intelligenza artificiale e crescente sensibilità ambientale, gli autori invitano le imprese a prepararsi ora al prossimo picco di domanda.

I dubbi sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società stanno ra­pidamente svanendo: innovazione dopo innovazione, ciò che un tempo era solo speculazione è diventato una realtà concreta. Gli esperti di tecnologia concordano sulla tra­sformazione in arrivo, divergono soltanto sui tempi e su quale azienda annuncerà il pros­simo grande passo avanti. Anche gli scettici stanno diventando utilizzatori quotidiani sem­pre più attivi.
Parallelamente, sta avvenendo un’altra rivo­luzione: il modo in cui i consumatori percepi­scono le piante. Fin dall’infanzia ormai le nuove generazioni sono state educate alla sostenibilità, comprendendo ciò che molte generazioni pre­cedenti non avevano pienamente realizzato: le piante sono essenziali per il nostro futuro.
I consumatori stanno trasformando i prati in giardini per impollinatori, creando habitat per le farfalle, realizzando rain garden e cercando piante autoctone capaci di sostenere gli ecosistemi locali — il tutto beneficiando anche dei vantaggi psi­cologici e fisici che il verde offre.
Il cambiamento è profondo. Il cliente di ieri cer­cava una perenne specifica per colore e forma. Il cliente di oggi cerca il risultato: un ecosi­stema rigoglioso che attragga impollinatori, sostenga la fauna selvatica e contribuisca alla salute ambientale. Dove un tempo enfatizzava­mo il colore dei fiori o le sfumature autunnali del fogliame, oggi basta sussurrare una parola — impollinatori, sostenibile, farfalle, colibrì, bio­diversità — e il prodotto si vende.
Le ricerche confermano che queste intuizioni sono corrette. Il Green Heart Louisville Project, studio pionieristico, ha dimostrato benefici clinici concreti derivanti dalla piantumazione di alberi. Non si tratta di ambientalismo “emotivo”, ma di scienza medica documentata che eviden­zia miglioramenti misurabili nella salute umana grazie a interventi di forestazione strategica.

Una lezione del Covid

Abbiamo già assistito a fasi positive di questo tipo. Durante il picco della pandemia, nel 2020 e nel 2021, l’orticoltura ha registrato una cresci­ta esplosiva, superiore al 20% anno su anno. Ma c’è un aspetto che molti dimenticano: non sia­mo riusciti a cogliere appieno quell’opportunità. I garden center hanno esaurito le scorte. I vivai non riuscivano a spedire le piante con sufficiente rapidità. Le imprese di paesag­gistica non trovavano personale. I budget marketing rimanevano inutilizzati perché le aziende erano già sopraffatte dalla domanda.
Secondo diversi operatori del settore, la do­manda reale avrebbe potuto essere anche del 100% superiore se avessimo avuto la ca­pacità di soddisfarla. In altre parole, potrem­mo aver servito solo la metà dei clienti che avrebbero voluto acquistare da noi.

Cosa ci attende

Ora guardiamo avanti. L’intelligenza artifi­ciale trasformerà la società in modo ancora più profondo di quanto abbia fatto Internet. I lavori cambieranno. Gli orari si modifiche­ranno. Le persone trascorreranno più tempo a casa.
Quando ciò accadrà, torneranno a cercare sicurezza alimentare attraverso l’orto, come durante il Covid? Crescerà ulteriormente la consapevolezza delle “piante come medici­na”? Il desiderio di spazi esterni funzionali si orienterà ancora di più verso habitat sosteni­bili? La domanda cruciale è: il nostro settore si preparerà questa volta?
Durante il Covid siamo stati colti di sorpresa. Oggi non possiamo più usare questa giustifi­cazione. Sappiamo che i picchi di domanda sono possibili, comprendiamo che i valori dei consumatori stanno virando verso la so­stenibilità, abbiamo prove scientifiche dei benefici delle piante sulla salute e vediamo l’avanzata dell’Ai.
Eppure molti nel settore continuano a pensare in piccolo. Alcune aziende sono tornate ai livelli di fatturato pre-2019, ma con margini infe­riori, faticando a ritrovare slancio. Giocano in difesa, guidate da scarsità e timore.
Altre, invece, hanno compreso che il Covid non era un’anomalia ma un’anticipazione del futu­ro. Hanno mantenuto una capacità produttiva più elevata grazie a investimenti strategici in persone, tecnologia, marketing e strutture. Stanno intercettando crescita mentre i con­correnti arretrano. Chi si prepara per primo sarà nella posizione migliore per cogliere il prossimo picco: i mercati premiano chi anticipa e agisce.

Come prepararsi concreta­mente

Avviate fin d’ora un dialogo con la vostra filiera di produttori e fornitori: se la domanda crescesse rapidamente, quanto tempo vi servirebbe per aumentare volumi e servizi? Dove si trovano oggi i vostri principali limiti operativi — pro­duzione, personale, logistica, spazi, liquidità?
Utilizzate strumenti di Ai per modellare scenari futuri. Analizzate capacità, fabbisogno di perso­nale, rotazione delle scorte e flussi di cassa in base a diversi livelli di domanda. Oggi la tec­nologia consente di fare queste proiezioni in poche ore, non in mesi: pianificare meglio, ottimizzare risorse, ridurre costi e massimiz­zare profitti.
Valutate investimenti strutturali permanenti. Se la domanda raggiunge un nuovo plateau, so­luzioni temporanee non saranno sufficienti. Pensate a spazi produttivi ampliati, logistica migliorata, programmi di formazione per cre­are rapidamente team qualificati e sistemi capaci di scalare.
Soprattutto, poi, cambiate mentalità: non chie­detevi più “Succederà?”, bensì “Quando suc­cederà, sarò pronto?”.

Gli autori

"Adapt or Die"

John Stanley

Consulente del settore fin dalle sue origini, 50 anni fa. Autore di numerosi libri sulla vendita al dettaglio di articoli per il giardinaggio, opera in 35 paesi. Vive nell’Australia Occidentale dove, insieme alla moglie Linda, gestisce una pluripremiata azienda agricola dedita all’agriturismo.

john@johnstanley.com.au

Sid Raisch

Vive in California, collabora da molti anni con i centri di giardinaggio statunitensi e ha presentato insieme a John Stanley numerosi workshop negli Stati Uniti. Si distingue per la capacità di sfidare il pensiero convenzionale e porterà questa sua visione negli articoli.

sid@advantagedevelopment.ai

Dries Jansen

Insieme al socio Fred, è proprietario di Garden Center Advice, una società di consulenza internazionale per centri giardinaggio con sede nei Paesi Bassi. Hanno fornito consulenza a garden center di tutto il mondo, dall’Islanda a Dubai.

info@gardencenteradvice.com

Leggi gli articoli precedenti della serie “Adapt or Die”:

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