Garden center e coronavirus: il lockdown stimola la nascita del Garden Digitale

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Garden center e coronavirus

Garden center e coronavirus: quali sono stati gli effetti del lockdown sui centri giardinaggio? Tra buone e false partenze, dopo circa due mesi di chiusura i centri giardinaggio entrano nella fase 2 di maggio con molte limitazioni e con la consapevolezza che una migliore digitalizzazione dell’attività è fondamentale e non rimandabile.

Garden center e coronavirus: cosa è successo

Venerdì 21 febbraio splendeva il sole sull’Italia e il clima favorevole stava preannunciando un anno meteorologico da record per il mercato del giardinaggio. Già i primi 2 mesi del 2020 avevano fatto segnare interessanti aumenti delle vendite rispetto al 2019 e sarebbero cresciute ancora di più, in primavera inoltrata, specie se in confronto ai risultati di aprile e maggio del 2019 che furono funestati da freddo e piogge. Ci stavamo accingendo a partecipare a Myplant & Garden, in programma nei primi giorni della settimana successiva, chi alle prese con uno stand, chi con un convegno o un premio, chi come semplice visitatore.

Sapevamo già dal 31 gennaio che c’erano due turisti cinesi ricoverati a Roma positivi al nuovo Coronavirus, ma non c’era all’orizzonte nessun presagio di quello che sarebbe successo.

Il 22 febbraio il Lodigiano e Vo’ Euganeo (PD) vengono dichiarati “zona rossa” con divieto di allontanamento e ingresso, che il 25 febbraio viene esteso a tutte le Regioni del nord. Il 4 marzo i morti salgono a 100 e si chiudono le scuole. L’11 marzo tutta l’Italia si ferma con la campagna “Io resto a casa”. Il 12 marzo i morti sono più di 1.000.

Lockdown in marzo e aprile: niente primavera nei garden

La maggior parte dei centri giardinaggio, in particolare in Lombardia e Veneto, hanno chiuso i negozi spontaneamente già all’inizio del contagio a Codogno (LO), ma l’11 marzo entra in vigore il primo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri che disciplina l’attività del commercio al dettaglio e contiene l’elenco dei prodotti/negozi di “prima necessità”, riuniti nell’ormai famoso “allegato 1”.

Che comprende tanti prodotti (pet, combustibili, ferramenta), ma non il verde vivo e i prodotti per il giardinaggio, che rientrano così a far parte delle famiglie merceologiche che possono essere vendute esclusivamente con consegna a domicilio. Per essere precisi, l’art 4 del Dpcm dell’11 marzo garantiva la continuità delle attività del settore agricolo: un’apertura che, declinata nel mondo del gardening, poteva autorizzare l’attività di alienazione da par te dei garden center con matrice agricola florovivaistica. Una teoria avallata anche dal ministro Bellanova che il 26 marzo arricchisce le Faq del Governo con l’espressa autorizzazione alla vendita al dettaglio di “semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, ecc.”. Una possibilità che verrà finalmente ufficializzata per tutti i rivenditori solo il 26 aprile, con l’ingresso tra i prodotti di prima necessità del “commercio al dettaglio di fiori, piante, semi e fertilizzanti” nell’allegato 1.

Il risultato è che le vendite del mese di marzo e aprile dei prodotti per il giardinaggio hobbistico sono state pressoché azzerate, anche per il divieto per le famiglie di dedicarsi al giardinaggio, specie in terreni non confinanti con la residenza.

Garden center e coronavirus: i limiti della fase 2

Anche se i centri giardinaggio oggi sono aperti, dal 10 maggio anche di domenica, non significa che tutto sia tornato alla normalità.

A maggio ci sono ancora:

  • limitazioni agli spostamenti, per esempio al fuori della Regione;
  • limiti merceologici: si possono vendere al dettaglio solo i prodotti indicati nell’allegato 1, quindi niente arredi, barbecue, macchine, decor, ecc;
  • il distanziamento tra le persone con i conseguenti contingentamenti agli ingressi;
  • le spese per la disinfezione: i punti vendita devono garantire pulizia e igiene ambientale, con almeno due turni al giorno, ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani (schermi touch e sistemi di pagamento), disponibilità di guanti “usa e getta” nelle attività di acquisto, uso delle mascherine da parte del personale, termocamere per misurare la febbre e cartellonistica per promuovere e garantire il distanziamento dei clienti.

Aumenta l’esigenza di digitalizzare il punto vendita

Una eredità di questa emergenza sarà senza dubbio la presa di consapevolezza di molti retailer “fisici” dell’urgenza di un’integrazione digitale a sostegno del punto vendita. Quando, nel mese di marzo, sono scoppiate le vendite online e le richieste di consegne a domicilio, i centri giardinaggio che fino a quel momento avevano snobbato gli e-shop si sono trovati completamente impreparati ad affrontare questa nuova domanda.

Il risultato è che nello scorso mese di marzo circa l’80% dei garden center italiani ha avviato dei servizi di consegna a domicilio, con ordini raccolti via e-mail, telefono o Whatsapp in mancanza di un e-shop. Verso metà aprile, prima di Pasqua, l’eccesso di richieste ha obbligato molti a sospendere il servizio, poiché non erano preparati a far fronte a una domanda così importante. Secondo i dati di Gfk nel mese di marzo le vendite di barbecue online sono aumentate del 140%.

Ma le vendite per corrispondenza non saranno limitate ai mesi di marzo e aprile. Nella fase 2 le limitazioni alla mobilità dei clienti nei negozi genereranno code fuori dai punti vendita. Come faranno i garden center a spiegare ai clienti che devono sbrigarsi nei loro acquisti per far posto ad altri consumatori, dopo che sono stati abituati a una visita esperienziale (spesso della durata di tutto un pomeriggio) e a una consulenza personalizzata (che nel 2020 dovrà essere offerta a una distanza di 2 metri)? Per questa ragione le vendite a domicilio saranno un fattore dominante per tutto il 2020 e non soltanto un fenomeno dei mesi primaverili.

Inoltre, sempre per evitare file ai clienti, si può offrire il servizio “click & collect” (o “clicca e ritira”) per permettere ai consumatori di effettuare un acquisto direttamente online, con il recupero della spesa nel punto vendita, senza fare la fila ma con accesso riservato in auto.

Garden center e coronavirus: il lockdown aiuta il giardinaggio?

Il consumatore, obbligato a una reclusione forzata, ha riprogettato il suo tempo libero e in molti si sono dedicati al giardinaggio, spinti anche da un clima favorevole.

Se analizziamo su Google lo storico di ricerche come “piante a domicilio”, “piante online” e “fiori a domicilio” scopriamo dei tassi di crescita anomali, a cui non eravamo abituati negli ultimi cinque anni, come evidenziato nel grafico sottostante. Si tratta di clienti che desiderano effettuare un acquisto di verde vivo e stanno cercando un negozio con consegna a domicilio.

Inoltre è convinzione di molti che nel 2020 assisteremo a una stagione prolungata, poiché il minore potere d’acquisto di molte famiglie e l’impossibilità di fare viaggi all’estero indurrà molti a ridurre le vacanze e a rimanere in Italia, investendo magari in acquisti che rendano più vivibile il giardino della prima o della seconda casa.

Non perdere lo Speciale Lockdown

Per raccontare i mesi di marzo e aprile e capire l’impatto del lockdown sul mercato abbiamo realizzato una serie di interviste con i protagonisti:

Clicca sui link per leggere le interviste!

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