Cresce il mercato della difesa delle piante, nonostante il governo

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difesa delle piante

La mancata proroga del Dm 33/2018 rischia di mettere in crisi un mercato da 55 milioni di euro, quello della difesa delle piante, con inevitabili impatti occupazionali e a danno di un comparto industriale considerato un vanto del made in Italy. Mentre la politica è assente, il consumatore dimostra di saper coniugare l’uso dei prodotti biologici con gli agrofarmaci e l’aumento del numero dei green lovers ha trainato la crescita delle vendite nel 2020. Ne abbiamo parlato con i leader del settore.

Cresce il mercato della difesa delle piante, nonostante il governo

Come è successo a molti comparti merceo­logici del gardening consumer, anche il mercato della “di­fesa” delle piante, cioè i prodotti biologici o di sintesi per la cura e protezione del­le colture, ha visto crescere le sue vendite nel 2020. In mancanza di ricerche di mercato ufficiali, abbia­mo intervistato le principali imprese del settore e possiamo stimare che il mercato della “difesa” delle piante hobbistica abbia sviluppato nel 2020 un fat­turato di circa 31,5 milioni di euro, pari a un giro d’affari totale di quasi 55,5 milioni di euro. Con una cre­scita di circa l’8% rispetto al 2019.

“Il mercato degli agrofarmaci è au­mentato nel corso del 2020 – spie­ga Enrico Cesarin, responsabile marketing consumer di Zapi -. Molti hobbisti si sono avvicinati maggior­mente al settore e l’effetto della pandemia ha dato al consumatore più tempo per stare in casa e pren­dersi maggiormente cura dell’orto e del giardino, ma anche del balcone e del terrazzo”.

“Anche Ital-Agro può confermare l’andamento decisamente positivo del 2020, e non solo degli agrofar­maci ma di tutto il comparto dei prodotti per il giardinaggio – concor­da Massimo Chelini, direttore com­merciale di Ital-Agro -. I consumato­ri, costretti a casa, si sono dedicati ad attività che in passato erano più trascurate se non proprio ignorate, come la pratica di farsi un piccolo orto personale, anche in uno spazio ristretto quale può essere un balco­ne… Indubbiamente è aumentato il numero dei green lovers”.

“Durante il 2020 il mercato degli agrofarmaci non professionali ha mostrato un trend di crescita di tutto rispetto – dichiara Ferdinando Quarantelli, country head di Sbm Life Science Italia -. L’ottimo anda­mento climatico, una buona presen­za di infestanti e non ultimo le tante persone rimaste a casa a causa del lockdown hanno determinato una forte richiesta di prodotti per la cura delle piante, quindi non solo in ter­mini di sell in ma anche di sell out”.

“In generale il 2020 è stato un anno premiante in termini di ap­prezzamento del prodotto da parte del green lover che ha trovato nel giardinaggio una soluzione alle li­mitazioni imposte durante il perio­do di lockdown – conferma anche Arianna Fracasso, marketing ma­nager di Kollant -. Il mercato della difesa delle piante è stato protagonista di rilie­vo di questo nuovo trend. La morsa allentata rispetto all’anno scorso e una meteorologia poco favorevole hanno sicuramente contribuito in questa prima parte dell’anno a flet­tere gli andamenti di vendita rispet­to al 2020”.

In effetti nella nostra inchiesta ab­biamo approfondito anche l’anda­mento del primo semestre 2021, caratterizzato da una meteorologia meno favorevole rispetto alla pri­mavera 2020.

“Già nel 2020 si era registrato un importante incremento delle ven­dite nel mercato degli agrofarmaci per uso non professionale – spiega Maria Chiara Sicliani, product manager Home & Garden di Cifo -.Oggi, in base ai risultati del primo semestre del 2021, possiamo dire che il trend di crescita, che interessa tutto il settore dell’Home & Garden, è assolutamente confermato. E per quanto riguarda Cifo, abbiamo riscontrato che an­che il mercato della difesa, nonostante una meteorologia meno favorevole rispetto allo scorso anno, sta crescendo alla stessa velocità”.

“L’andamento delle vendite segue il trend dello scorso anno, con un crescente in­teresse verso il giardinag­gio green – grazie ai ripetuti lockdown – che aiutano tutto il comparto – afferma Antonio Scopazzo, responsabile vendi­te Home & Garden di Copyr -.Avere uno spazio all’aperto dove poter trascorrere un po’ di tempo in famiglia e in totale sicurezza è molto gradito dai consumatori. Nel primo se­mestre 2021 le vendite sono state buone, mentre osser­viamo un rallentamento nella prima decade di maggio do­vuto al meteo sfavorevole”.

“Per quanto riguarda il 2021 – conferma Ferdinando Quaran­telli di Sbm Life Science Italia -a fronte di un buon sell in, l’andamento climatico di apri­le e maggio ha determinato un certo ritardo nel sell out. In ogni caso va sottolineato che, quando il tempo lo permette, i consumi tornano rapidamente su livelli buoni”.

“È vero che le condizioni me­teo sono meno favorevoli ri­spetto al 2020, ma le vendite (almeno il sell in) al momento non sembrano accorgersene – dichiara Massimo Chelini di Ital-Agro -: infatti la contro­cifra a fine maggio è ancora molto favorevole. Vedremo nei prossimi mesi se questo dato sarà confermato: io pen­so di sì”.

“Anche se la meteorologia non è stata favorevole – spie­ga Enrico Cesarin di Zapi – il comparto si dimostra in net­ta crescita rispetto all’anno precedente”. ­

Decreto 33/2018: la politica si “dimentica” di un merca­to di oltre 50 milioni di euro

Sul futuro del mercato dei prodot­ti non professionali per la difesa delle piante gravano l’incubo del Decreto Ministeriale 33/2018 e la sua entrata in vigore prevista per il prossimo novembre. Abbiamo più volte scritto dell’esigenza di modificare l’Al­legato tecnico del Dm 33/2018, che risulta il più severo d’Europa e assolutamente smisurato rispet­to ai reali consumi. Ma soprattut­to si rischierebbe di abrogare con un colpo di spugna un mercato di oltre 50 milioni di euro (di cui la metà è sviluppata da piccoli ne­gozi familiari specializzati), coin­volgendo centinaia di lavoratori e cancellando un vanto del made in Italy. Una vera follia.

Va detto che il Dm 33/2018 ha già avuto una proroga di 18 mesi e tutti ci aspettiamo a giorni l’a­dozione di un’ulteriore proroga. Un tempo necessario per apportare le necessarie modifiche agli allegati del Decreto, come da tempo assi­curato dagli organi competenti.

Ma nonostante l’impegno delle as­sociazioni di categoria (Agrofarma/ Federchimica, Promogiardinaggio, Compag, ecc.), non abbiamo anco­ra ottenuto una proroga e l’entra­ta in vigore è ormai prossima. La sensazione è che il governo e i mi­nisteri competenti non si rendano conto delle conseguenze di questa disattenzione.

Le stesse sensazioni le abbiamo ri­scontrare anche tra le industrie del settore intervistate, che si trovano disarmate e nell’impossibilità di progettare il proprio futuro.

“Purtroppo la sensazione è proprio questa – afferma Ferdinando Qua­rantelli di Sbm Life Science Italia -: da un lato i grandi temi del momen­to (Covid-19, economia, ambiente, lavoro, ecc.), dall’altro le esigen­ze quotidiane dei cittadini e delle aziende, esigenze spesso molto semplici che stentano a trovare un minimo di attenzione da parte del­la politica in generale. Per quanto riguarda la questione della proroga continuiamo a essere ottimisti, continuiamo a lavorare proattiva­mente con le associazioni coinvol­te (Promogiardinaggio e altre) per ottenere la proroga quanto prima. Riceviamo dalle autorità spesso ri­scontri positivi, ora pensiamo che sia solo questione tempo”.

“In effetti questa situazione è mol­to grave per le aziende produttrici – conferma Enrico Cesarin di Zapi -; ci troviamo di fronte a un bivio: pro­durre nella speranza che vi sia la proroga o fermare le produzioni dei prodotti fitosanitari? Sembra che il mondo politico non consideri lo scenario drammatico che deriverà dalla scomparsa di questi prodotti per uso hobbistico. Stiamo cercan­do a livello politico di sensibilizza­re le autorità in questo senso ma, come più volte verificato, le esigen­ze di chi poi deve attuare delle scel­te aziendali, anche molto onerose, vengono prese poco in considera­zione. Noi personalmente ci stiamo organizzando in modo da non far pesare sul nostro cliente il disser­vizio che potrebbe determinarsi a causa di una mancata proroga o di una proroga tardiva”.

“Siamo in difficoltà – spiega Mas­simo Chelini di Ital-Agro -: questa mancanza di certezze non ci con­sente una corretta pianificazione causando anche un disservizio ai rivenditori oltre a una perdita eco­nomica. Noi non vendiamo prodot­ti ad alta rotazione dove si fanno produzioni mensili: molti dei nostri prodotti hanno una o due produ­zioni all’anno e stabilire oggi se farle senza sapere quale orizzonte di vendita abbiamo è veramente difficile. Non solo, in questo pe­riodo normalmente costruiamo il catalogo della prossima stagione e ancora non sappiamo se inserire o meno i prodotti registrati per la difesa delle piante. È una situazio­ne insostenibile che meriterebbe maggiore attenzione dagli organi competenti”.

“Il clima di incertezza relativo alla proroga dell’entrata in vigore del DM 33/2018, purtroppo, crea notevoli disagi, sia per le aziende come Cifo, sia per i rivenditori – concorda Ma­ria Chiara Sicliani di Cifo -. Questi ultimi, infatti, si trovano nella condi­zione di doversi approvvigionare per garantire un servizio ai clienti, ma attualmente rischiano, in caso di mancata proroga del DM, di trovarsi in magazzino prodotti non più vendi­bili. D’altro canto, chi produce, non sapendo cosa potrà vendere nel medio-lungo periodo, e dovendo già fronteggiare negli ultimi tempi una notevole difficoltà nel reperimento delle materie prime, si ritrova ad avere seri problemi di programma­zione, e ciò comporta il concreto ri­schio che i prodotti oggetto del DM diventino a loro volta difficilmente reperibili. Ritengo dunque che sia necessario e urgente ricevere del­le indicazioni certe al più presto, e che questa proroga sia auspica­bile, perché, in mancanza di essa, non avverrà la modifica dell’allegato tecnico, senza la quale il comparto andrà a morire”.

“È anche importante sottolineare – prosegue Ferdinando Quarantelli di Sbm Life Science Italia – che, ol­tre la proroga, è in definizione l’al­legato tecnico da utilizzare per re­gistrare i prodotti non professionali del futuro. Da questo strumento di­penderà in gran parte il futuro del settore agrofarmaco consumer: sarà quindi sempre più importante che il comparto intero (produttori, distributori e consumatori) tramite le proprie associazioni, faccia pre­sente alle autorità competenti le proprie necessità e l’importanza strategica di questi prodotti”.

“Credo che ormai siamo fuori tem­po massimo per prendere una de­cisione corretta – afferma Antonio Scopazzo di Copyr -. La revisione dell’allegato tecnico è cruciale e ci auguriamo che gli enti competen­ti si pronuncino presto in materia. La confusione che si sta generando tra i clienti è molto alta e non aiuta a gestire questo periodo di transi­zione. Le aziende sono fortemente in difficoltà perché le conseguenze, qualora non si riesca a intervenire, impatterebbero su tutto il settore (perdita di posti lavoro, costi enor­mi per lo smaltimento, ecc.)”.

“Questa situazione impone alle aziende di riflettere in merito alla morsa delle scelte ministeriali e cercare una strada per focalizzarsi maggiormente sui comportamenti di consumo – spiega Arianna Fra­casso di Kollant -, rendendosi sem­pre più indipendenti dal giogo del rinnovo della proroga”.

Proprio per liberarsi dal giogo del Ministero, già da qualche anno tutte le imprese del settore hanno investito per realizzare soluzioni di tipo biologico per la protezione del verde. Ma non è così semplice.

Prodotti biologici: poco conosciuti

Il problema dello sviluppo dei prodotti biologici per la difesa delle piante dell’orto e del giardino si scon­tra con le scarse conoscenze del consumatore me­dio. Secondo le nostre stime i prodotti bio hanno sviluppato il 28% delle vendite totali dei prodotti per la difesa. Ma il limite si scontra contro il cambio di mentalità che il consumatore e il rivenditore sono chiamati a fare.

“Questo è un argomento spinoso – spiega Massimo Chelini di Ital-Agro -. A prescindere dalla normativa che regolerà le vendite del nostro consumatore hob­bista, è evidente che, in una visione a lungo termi­ne, la strada da perseguire sarà quella di aumentare l’uso di prodotti naturali rispetto a quelli di sintesi, anche per l’agricoltura professionale. Il problema sta nell’educare il consumatore hobbista a cambia­re il suo approccio alla cura delle piante passando dall’intervento risolutivo a quello preventivo; non è cosa da poco, perché richiede una competenza che molti non hanno”.

“I dati crescenti legati all’interesse del green lover in merito ai prodotti per la cura di orto e giardino parlano, da qualche tempo, di scelte sempre più consapevoli in termini di impatto ambientale – di­chiara Arianna Fracasso di Kollant -. Il rivenditore ha, dal canto suo, la necessità di offrire soluzioni complete in termini di efficacia, con un range pro­dotti che, in particolare nel campo della protezione dai parassiti, possa fornire un risultato tangibile in poco tempo: questo è probabilmente il motivo per cui l’accoglienza dei prodotti green rivela contorni più ammorbiditi quando si parla di introduzione di linee green all’interno del punto vendita”.

“In Cifo abbiamo cercato di sostitu­ire il corrispettivo del chimico con la nostra linea Barriera Naturale, che è stata accolta molto bene sia dai rivenditori specializzati sia dai consumatori finali – afferma Ma­ria Chiara Sicliani di Cifo -. Ci ha senz’altro aiutati il fatto di essere stati i primi a credere in prodotti corroboranti/sostanze di base lan­ciando una linea molto completa, che è cresciuta sempre di più negli anni e si conferma in crescita an­che nel primo semestre del 2021”.

“Secondo Sbm i prodotti biologici/ naturali non possono essere consi­derati alternativi all’agrofarmaco, così come l’integratore non può essere considerato alternativo all’antibiotico o al vaccino – spie­ga Ferdinando Quarantelli di Sbm Life Science Italia -. Sono categorie diverse che rispondono a esigen­ze e consumatori diversi. Sbm Life Science da tempo spinge su queste soluzioni: i consumatori (spesso nuovi) le chiedono e noi cerchiamo di stare al passo con le richieste di un cliente fortemente motivato in tal senso. In alcuni casi i prodotti proposti hanno riscosso un ottimo successo di mercato, grazie all’ot­timo profilo ambientale e un’ottima efficacia di contenimento dell’inset­to/fungo/infestante. Per esempio Solabiol Zeolite cubana oppure Solabiol Olio di soia. In altri casi il prodotto ha avuto un riscontro com­merciale limitato, poiché prevede un utilizzo molto diverso dagli analo­ghi fitosanitari (attività preventiva e un numero di applicazioni ripetute): in questi casi occorre del tempo per informare i consumatori e promuo­vere al meglio il prodotto a livello di distribuzione specializzata”.

Per migliorare la comunicazione e l’informazione del consumatore fi­nale varrebbe la pena che il Mini­stero togliesse alcuni limiti tipici di questo comparto. L’impossibilità di indicare sulle etichette e il nome e la foto dei parassiti combattuti va superata:

“Il limite di questi prodot­ti non è tanto legato alla effettiva efficacia, ma alle tante e troppe limitazioni relative alla comunica­zione dell’efficacia stessa – confer­ma Antonio Scopazzo di Copyr -. I prodotti piacciono se sono leggi­bili ed è chiaro il loro utilizzo. Ri­venditori e utilizzatori hanno accolto favorevolmente la proposta alterna­tiva al chimico ma i dubbi sono an­cora tanti”.

La compresenza sul mercato di referenze biologiche e chimiche dimostra però che il consumatore, potendo scegliere, si orienta per la maggior parte dei casi verso pro­dotti “risolutivi” e non “preventivi”. Quindi il salto di qualità potrebbe essere ancora più difficile:

“Finché il chimico e il naturale continueran­no a coesistere – concorda Maria Chiara Sicliani di Cifo – ci sarà sem­pre una richiesta di prodotti chimi­ci, perché questi offrono soluzioni più semplici e veloci. È innegabile, certo, che i consumatori più atten­ti al biologico e all’ecosostenibili­tà stanno aumentando e i dati di vendita ce lo confermano, ma si tratta di un processo non imme­ditato, perché implica a monte un profondo cambio di mentalità e di abitudini. I prodotti naturali, infatti, richiedono più tempo per agire, ven­gono utilizzati per prevenire pato­logie più che per curarle, e devono essere somministrati più spesso e con dosaggi più alti rispetto a quelli chimici. Dunque c’è ancora biso­gno, anche con il supporto dei ri­venditori, di educare i consumatori a questo diverso approccio, che implica sicuramente una maggiore conoscenza delle piante e una mag­giore dedizione, e che a oggi solo i consumatori più attenti ed evoluti hanno già fatto proprio”.

“Nei rivenditori e nei consumato­ri si va affermando sempre più la consapevolezza di prendersi cura dell’orto e del giardino con prodotti naturali ammessi in agricoltura bio­logica, come le sostanze di base e i corroboranti – conclude Enrico Ce­sarin di Zapi -. Il settore è decisa­mente in crescita. Compito nostro sarà fornire ai nostri rivenditori i tool corretti e la formazione neces­saria affinché l’utilizzo di questi prodotti venga consigliato in modo adeguato. Essendo prodotti natu­rali, molti devono essere utilizzati in prevenzione per essere piena­mente efficaci. Questo settore sarà la vera sfida nei prossimi anni: of­frire formazione al rivenditore spe­cializzato e fornire strumenti idonei al consumatore finale per prender­si cura dell’orto, del giardino e del balcone con prodotti naturali”.

www.cifo.it
www.copyr.eu
www.fuoridiverde.it
www.kollant.com
www.lifescience.sbm-company.com/it
www.zapigarden.it

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