Francesco Ferrini nuovo presidente del Distretto Vivaistico Pistoiese

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francesco ferrini

Il 2 luglio l’assemblea del Distretto Vivaistico Ornamentale Pistoiese ha nominato come nuovo presidente il professor Francesco Ferrini, ordinario di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell’Università di Firenze. Una figura di altissimo profilo e uno dei massimi esperti a livello internazionale di arboricoltura urbana: nel 2019 si è aggiudicato l’Award of Merit della International Society of Arboriculture (Isa) ma già nel 2009 vinse il premio Fabio Rizzi per l’impegno “nella ricerca e nella divulgazione delle conoscenze tecnico-scientifiche in materia di vivaismo e arboricoltura ornamentale, in continuo contatto con i produttori in tutto il mondo”.

Francesco Ferrini succede a Francesco Mati

La candidatura di Francesco Ferrini, proposta da Sandro Orlandini, presidente di Cia Toscana Centro, non ha trovato alternative in seno all’assemblea distrettuale (a cui non ha partecipato Coldiretti) ed è così stato nominato successore di Francesco Mati, che ha presieduto il Distretto per due mandati, dal 2015 ad oggi.

“Dal prof. Ferrini ci si aspetta un ulteriore salto di qualità scientifico nella divulgazione del settore vivaistico e dei benefici della produzione del verde per la salute e l’ambiente – ha spiegato Luca Magazzini, presidente dell’Associazione Vivaisti Italiani (Avi) e soggetto referente del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia -. E l’operato di Avi, anche con la presidenza di Ferrini, sarà improntato all’apertura, al coinvolgimento di tutti e alla trasparenza delle azioni al fine di rafforzare il distretto pistoiese”.

“Chi vende piante vende medicine”

“Coloro che mi hanno preceduto – ha spiegato Francesco Ferrini dopo essere stato eletto – hanno permesso di attuare le molteplici attività del Distretto che ne hanno garantito la crescita, pur in un contesto di crisi come quello degli ultimi anni. Per cui a loro va il mio personale ringraziamento, che penso sia condiviso da tutti. Le cose da fare sono tante, non perché non sono state fatte, ma perché semplicemente nell’ultimo anno e mezzo è cambiato tutto: è cambiata la prospettiva con cui si guarda al verde urbano”.

“Il vivaista deve essere sempre più consapevole che quando vende una pianta, vende una medicina – prosegue Francesco Ferrini –. Non voglio esagerare, ma è come se vendesse una medicina biologica, a impatto zero, che non fa bene solamente al corpo ma anche allo spirito. Questo è il punto preliminare. Un vivaista non vende un semplice prodotto ma molto di più, cioè tutta una serie di benefici diretti e indiretti per la vita dell’uomo che contano molto di più del mero valore estetico della pianta. Vende qualcosa che assorbe CO2, che intercetta le polveri sottili, che riduce l’inquinamento, che fa ombra e quindi mitiga gli effetti del cambiamento climatico”.

Pur richiedendo tempo per stendere un vero e proprio programma, Ferrini ha evidenziato in assemblea alcuni tratti fondamentali:

  • Centralità dei vivai. Devono “diventare i driver del neo rinascimento verde che sta rivoluzionando le città e non essere contattati solo al momento dell’acquisto di piante, quando tutto è stato già deciso – ha spiegato Ferrini -. Non è pensabile piantare milioni di alberi, rendere le nostre città molto più verdi, senza partire dalle esigenze di chi tali piante le produce. Anche per favorire l’espansione delle attività e magari verso certi prodotti rispetto ad altri possibili”.
  • Più visibilità al distretto. Per Ferrini va “migliorata la visibilità dell’attività vivaistica, che è meno conosciuta di quanto si pensi”. Anche in Toscana manca la percezione dell’importanza di livello internazionale del polo vivaistico pistoiese.
  • Più internazionalità. Bisogna migliorare il dialogo con le istituzioni e allacciare nuovi rapporti anche a livello nazionale e europeo.
  • Più investimenti nella ricerca. Adesso gli investimenti nella ricerca per il florovivaismo sono fermi a circa lo 0,04% del giro d’affari del settore, contro una “già bassa media nazionale dell’1,4%” di investimenti in ricerca sul Pil. Se il florovivaismo vale circa 2,5 miliardi di euro, l’1,4% significherebbe 35 milioni di euro, che sarebbero 35 volte di più di quanto viene investito oggi dal ministero competente.
  • Informatizzazione. Il distretto dovrà dotarsi di un sito web dove saranno fornite tutte le informazioni sulle attività svolte e Ferrini invita i soci a sostenerlo nell’attuazione di questo cambiamento e a fornire il proprio contributo in termini di idee. “Chiedo a tutti i Soci di sentirsi direttamente coinvolti – ha concluso Ferrini -. Perché serve il contributo di tutti. Vi assicuro che ogni idea sarà apprezzata, ogni suggerimento valutato”.
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