I trend del garden nel 2020

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Come ogni anno, la società nordamericana Garden Media Group ha presentato il report con le proprie previsioni sui trend del garden che guideranno il settore nell’anno successivo. Vediamo insieme cosa aspettarci per il 2020.

Fondata nel 1990, Garden Media Group è una società statunitense di pubbliche relazioni, specializzata nel giardinaggio, che ha saputo diventare un punto di riferimento negli Usa perseguendo la mission di “trasmettere la passione per la natura e l’amore per il giardinaggio a tutte le generazioni per migliorare la salute dell’ambiente e il benessere umano”.

Basandosi sul concetto che “i trend guidano i consumatori e i consumatori guidano le vendite” e osservando anche le evoluzioni in altri ambiti, come per esempio la moda e il design, Garden Media Group da 18 anni redige il Garden Media Group Trends Report, uno studio che storicamente anticipa le tendenze del mercato del giardinaggio, rivelandosi uno strumento molto utile per orientare le strategie le politiche comunicazionali dei garden center e delle imprese del settore. Riuscire a prevedere le inclinazioni dei consumatori, infatti, è fondamentale non solo per indirizzare con anticipo le scelte di acquisto, ma anche per innescare nuovi giri di affari, offrire esperienze alternative ai clienti e, perché no, imporsi come veri e propri influencer del verde.

I trend del garden del nuovo millennio

Sono ormai quasi 20 anni che i “cacciatori di tendenze” di Garden Media Group tastano il polso del mondo garden, anticipandone con successo gli indirizzi e gli sviluppi. Alcune importanti previsioni del Trends Report poi confermate dall’evoluzione del mercato sono state, per esempio, Il giardino come quinta stanza (2001), Ogni contenitore può diventare un vaso (2002), L’orticoltura domestica (2006), Il giardinaggio al servizio degli impollinatori (2008), I giardini verticali (2009), Le succulente (2011) e I nuovi giardinieri millennial (2015). Le previsioni per il 2020 Anche quest’anno è stato stilato il Report che illustra quelle che saranno, secondo l’azienda statunitense, le 8 tendenze che si imporranno maggiormente nel mondo del garden durante il prossimo anno: si spazia dal verde urbano all’economia circolare, dal compostaggio all’importanza degli anfibi, dai funghi al blu indaco.

Le città del futuro

Oggi circa metà della popolazione mondiale vive in città e le stime ci dicono che questa percentuale raggiungerà il 75% nel 2050. Questa tendenza avrà risvolti positivi da molti punti vista, quali la crescita dell’educazione scolastica, nuove opportunità di lavoro e di connessione tra modelli culturali diversi. In un mondo che continua a urbanizzarsi, però, la sostenibilità è una necessità imprescindibile, in cui il verde svolge un ruolo centrale.
Gli alberi saranno le colonne portanti delle città del futuro: rappresentano la strategia migliore per controllare il del flusso delle acque piovane, mitigare le isole di calore urbane e ridurre l’inquinamento dell’aria. Inoltre, piantare alberi in punti specifici delle città e curarne la crescita significa assorbire la CO2 e molte polveri sottili, ombreggiare gli edifici d’estate e proteggerli dal vento d’inverno, riducendo in questo modo i consumi energetici. Le città non possono prescindere da una proliferazione massiccia di spazi verdi (foreste urbane, tetti verdi, giardini pubblici) e le amministrazioni devono essere assistite da urbanisti e architetti del paesaggio competenti.

L’economia circolare

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Che aspetto avrebbero le nostre città se fossero circolari? La risposta è: verde! L’economia circolare usa la natura come modello per creare un nuovo tipo di business, sostenibile. Mentre nella società consumistica il concetto di usa-e-getta la fa da padrone, l’economia circolare si prefigge l’obiettivo di minimizzare gli sprechi e ottenere il massimo dalle risorse, sostituendo il concetto di esaurimento con quello di riciclo. Sempre più aziende vendono i loro prodotti in contenitori riutilizzabili e molte grandi compagnie si sono attivate per seguire questo trend di “circolarità”, anche consapevoli delle opportunità che può offrire: i marchi sostenibili della multinazionale multibrand Unilever, per esempio, nel 2018 sono cresciuti il 46% più velocemente di tutti gli altri.
Il cittadino comune, da parte sua, ha la responsabilità di prendere decisioni e agire in maniera sostenibile: donare una seconda vita ai prodotti o, quando non è possibile, riciclarne le varie parti. Cosa vendete nel vostro negozio che sia rinnovabile, riparabile, riutilizzabile e riciclabile? L’obiettivo è offrire valore al cliente con il minimo spreco.

I colletti verdi

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Il giardinaggio è più popolare che mai: secondo Euromonitor, nel 2018 negli Stati Uniti è cresciuto del 6%, arrivando a 40,2 miliardi di dollari e le stime ci dicono che raggiungerà i 49,3 miliardi di dollari entro il 2023. Ci sarà quindi bisogno di forza lavoro “verde”, ma attualmente i posti di lavoro disponibili in ambito orticolturale sono il doppio dei laureati in questo campo.
Una ricerca di Seed Your Future rileva che molti bambini conoscono e amano gli insetti impollinatori, le piante in casa e fare l’orto, ma nessuno di loro ha mai sentito parlare di “orticoltura”. La passione c’è, ma quando è il momento di scegliere un percorso di studi il mondo delle piante non viene quasi mai considerato. Ci sono poi lavori che senza alcuna preparazione accademica possono portare a carriere brillanti (in ambiti come l’agricoltura urbana, la sostenibilità ambientale o l’installazione di giardini, per esempio). Sta nascendo inoltre un ventaglio di nuove occupazioni legate al verde, dall’ortoterapia, ai blog di giardinaggio, alle industrie idroponiche fino alla misteriosa arte del plant whispering (letteralmente, “sussurrare alle piante” – ndr).

Suolo in via d’estinzione

È il momento di rivoluzionare il modo in cui trattiamo il terreno: se fino al XX secolo un suolo sano con molte sostanze organiche produceva cibo ricco di vitamine e minerali, l’erosione e la deforestazione successive hanno trascinato con sé circa 1/3 del terriccio superficiale mondiale, spogliando la terra di nutrienti importanti. Esistono pratiche che possono invertire questa tendenza, come l’agricoltura conservativa, che secondo il Rodale Institute potrebbe inoltre eliminare 1 ton di CO2 dall’atmosfera per ogni acro.
Si tratta di pratiche come il compostaggio, la lavorazione ridotta del suolo o il pasture cropping, che possono rinvigorire il terreno e proteggere la fauna selvatica. I consumatori “bio” crescono di giorno in giorno e pretendono una eticità sempre maggiore da questa gamma di produttori. Si fanno largo così le “super certificazioni” come la Regenerative Organic Certification del Rodale Institute. Inaugurata nel 2018, con partner come Danone e Patagonia, la certificazione parte dagli standard del “bio” per ampliarlo, appunto, anche alla salute del suolo, alla gestione del territorio, al benessere degli animali e all’equità nel trattamento di agricoltori e lavoratori.

Piante in rete, ma non solo

Le piante da appartamento stanno vivendo un ottimo momento (+ 10% nel 2018, secondo Eurmonitor), soprattutto tra i consumatori più giovani, che sembra destinato a durare e che vede tra le più vendute le succulente, facili da curare e personalizzare, insieme alle piante alte da interno. Tra gli utenti di GrowIt! (una sorta di social network americano per gli appassionati di giardinaggio), che per oltre il 50% sono under 35, la Echeveria era la pianta più popolare a marzo 2019, seguita dall’Aloe.
Analizzando invece su Instagram gli hashtag #PlantParenthood e #HouseplantClub (letteralmente, “genitori di piante” e “il club delle piante da appartamento” – ndr), risulta che le piante più in voga siano la Monstera deliciosa, il Senecio peregrinus e la Pilea peperomioides. Per sfruttare al massimo questo trend, i garden dovrebbero organizzare corsi ed  eventi che coinvolgano i millennial e li invitino a condividere l’esperienza sui social, oltre ad offrire a questi consumatori, alla ricerca costante di uno scatto speciale da postare, selezioni di piante nuove e fuori dal comune.

Il sussurro degli anfibi

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Gli anfibi stanno diminuendo a ritmi allarmanti: 1 specie su 3 è a rischio di estinzione per la distruzione dell’habitat, l’uso di determinati pesticidi, l’inquinamento, l’invasione di altre specie, l’incremento dei raggi Uv, il cambiamento climatico. Creare in giardino un ambiente favorevole alla loro proliferazione aiuta gli anfibi e fornisce in cambio un esercito di pesticidi naturali ed efficaci (contro zanzare, limacce, coleotteri, ecc.). Ecco alcuni consigli per un ambiente “rana-friendly”: la presenza di uno specchio d’acqua fermo e poco profondo, circondato preferibilmente da felci e da piante che nascondano l’attività degli anfibi (Iris Versicolor, Chelone, Lobelia, Carice) e arricchito con Ninfea, Sagittaria Latifolia e Pontederia per ombreggiare il fondo e ossigenare l’acqua. È inoltre fondamentale ridurre al minimo il disturbo da parte di altri animali domestici e non introdurre assolutamente specie non native della zona: in presenza del giusto ambiente, gli anfibi “autoctoni” non tarderanno ad arrivare spontaneamente.

Non sono “solo” funghi

I funghi rappresentano una risorsa importante per il pianeta: secondo i micologi, potrebbero aiutare ad eliminare le perdite di petrolio, assorbire l’inquinamento e combattere molti virus. Senza i funghi non esisterebbero neanche le piante, perché decompongono la materia organica e arricchiscono il terreno. A Yale hanno scoperto il Pestalotiopsis microspora, un fungo dell’Amazzonia che si ciba di plastica e vive anche in assenza di ossigeno, mentre altri funghi mangiaplastica e commestibili sono stati scoperti all’Università di Utrecht. Se il tasso di decomposizione naturale si potesse ridurre da 400 anni a pochi mesi, questi funghi rappresenterebbero una risorsa fondamentale in un mondo pieno di plastica e carente di cibo. Per quanto riguarda l’uomo, i funghi possono prevenire oltre 200 patologie, supportare il sistema immunitario e la longevità, migliorare la digestione. Per sfruttare questo trend si possono offrire ai propri clienti prodotti a base di funghi, come per esempio tè e polveri, o tronchi inoculati facili da far crescere e si possono organizzare workshop che insegnino come coltivare i funghi e informino allo stesso tempo sulle loro proprietà benefiche.

Blu indaco

Dalle delicate tonalità di un cielo d’estate fino alle gradazioni più scure del fondo dell’oceano, il blu indaco è la sfumatura che colorerà la prossima stagione. Utilizzato per millenni per tingere i tessuti, oggi l’indaco naturale si trova in meno dell’1% dei vestiti sul mercato, sostituito soprattutto da petrolio o carbone, facendo sorgere nei consumatori più responsabili la domanda “cosa c’è nei miei vestiti?”. Quest’arte antica sta quindi tornando in voga e tecniche come la giapponese Shibori (l’immersione in un bagno di tintura di un tessuto sul quale sono stati fatti dei nodi, che creano così una fantasia astratta) possono facilmente essere insegnate in workshop per tutte le età e apprezzati sicuramente dai millennial, che amano il Diy che coinvolge elementi naturali. L’indaco può essere inoltre uno dei colori più ricorrente nei giardini, grazie alla Hydrangea, la salvia, alcune piante con bacche, la Baptisia Australis (o falso indaco) e il vero indaco, la Indigofera tinctoria. Si può completare il tutto con vasi, cuscini e altri elementi decorativi della stessa tonalità, da utilizzare anche per le esposizioni in vetrina e sugli scaffali.

www.gardenmediagroup.com

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