Il florovivaismo italiano alla protesta di Coldiretti al Brennero

La protesta di Coldiretti al valico del Brennero, andata in scena lunedì 27 aprile, ha riunito circa 10.000 agricoltori da tutta Italia contro il falso made in Italy e le distorsioni del mercato. Presente anche il settore florovivaistico, che denuncia i rischi legati alle importazioni non conformi e l’impatto dei costi in crescita sulle imprese.

Lunedi 27 aprile il valico del Brennero è diventato l’epicentro di una massiccia mobilitazione nazionale indetta da Coldiretti. Circa 10.000 agricoltori si sono riuniti per manifestare non solo contro il “falso made in Italy“, ma anche con un forte messaggio legato all’attuale contesto geopolitico.

Alla mobilitazione ha preso parte anche il settore florovivaistico, rappresentato da Nada Forbici, presidente di Assofloro e coordinatore nazionale della Consulta Florovivaismo Coldiretti, e Gianluca Boeri, imprendine ligure, presidente regionale di Coldiretti Liguria e vice presidente del Gruppo Piante e Fiori di Copa-Cogeca.

La presenza del comparto evidenzia il peso economico e ambientale del florovivaismo italiano, una filiera strategica e fortemente orientata all’export, ma sempre più esposta alle dinamiche del commercio internazionale. Dal Brennero transitano quotidianamente piante e fiori provenienti da paesi extra-Ue o da triangolazioni europee che, secondo Coldiretti, non rispettano gli standard ambientali, sociali e fitosanitari richiesti ai produttori italiani.

Il rischio, denunciano le associazioni, è che prodotti coltivati con pesticidi vietati o in condizioni di lavoro non conformi vengano “nazionalizzati” una volta superato il confine, con effetti negativi sulla reputazione e sulla competitività delle imprese italiane.

Tre i punti principali al centro della mobilitazione: la revisione del codice doganale, per impedire che prodotti esteri diventino italiani dopo minime lavorazioni; l’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta; e la necessità di affrontare l’aumento dei costi di produzione legato alle crisi internazionali.

Essere qui oggi è fondamentale per la sopravvivenza delle nostro settore – hanno spiegato Nada Forbici e Gianluca Boeri -. La Consulta florovivaismo di Coldiretti e Assofloro chiedono all’Unione Europea che il principio di reciprocità diventi la regola: tutti i prodotti che entrano nei confini europei devono rispettare gli stessi standard. È impossibile competere sul prezzo se un produttore italiano deve, giustamente, sostenere i costi della sostenibilità ambientale e dei diritti dei lavoratori, mentre un esportatore extra-Ue può utilizzare pesticidi economici (ma tossici) e manodopera a basso costo. Senza reciprocità, il mercato libero si trasforma in un mercato ingiusto. Il rispetto del principio di reciprocità ha anche un risvolto sanitario: molte piante che entrano attraverso dinamiche poco trasparenti, che sono spacciate come europee quando non lo sono, potrebbero contenere residui di sostanze chimiche vietate in Europa da decenni perché ritenute pericolose o organismi nocivi dannosi in grado di causare gravi danni economici e ambientali. Non si tratta ovviamente di ‘chiudere le frontiere’, ma di pretendere che chiunque voglia vendere in Europa accetti di giocare con le stesse regole delle aziende europee. Il settore florovivaistico sta affrontando anche una grave crisi a causa dell’impennata dei costi di trasporto, legata alle tensioni geopolitiche e alla guerra in Medio Oriente. Abbiamo segnalazioni di aumenti fino al 15% dei trasporti su strada nonostante l’introduzione da parte del governo di un credito d’imposta del 28% per il 2026 a favore degli autotrasportatori proprio per contrastare il caro carburanti. I costi rimangono così in capo alle aziende florovivaistiche, che si vedono erodere ulteriormente il margine di guadagno, non potendo agire sul prezzo finale di piante e fiori”.

assofloro.it
www.coldiretti.it

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