Il Tar conferma la vendita di Deroma a Scheurich/Bavaria

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vendita di deroma

Confermata la vendita di Deroma a Scheurich/Bavaria: il Tar di Venezia ha infatti respinto il ricorso presentato dal fondo norvegese Njord Terra Lux contro l’atto del Ministero dello Sviluppo Economico che indica la cordata tedesca come soluzione migliore per la vendita di Deroma. Ecco cosa è successo.

Come si è giunti alla vendita di Deroma

Il futuro di Deroma torna sereno: dopo l’aggiudicazione dell’asta per l’acquisizione da parte della cordata composta da Scheurich e Bavaria Industries Group, uno dei contendenti, il fondo norvegese Njord Terra Lux, aveva presentato un ricorso al Tar. Il 3 ottobre il Tar di Venezia ha chiarito la vicenda e ha confermato la regolarità dell’operato del commissario governativo bocciando l’iniziativa del fondo norvegese.

Ripercorriamo i fatti

Nel luglio 2015 Deroma è stata dichiarata in fallimento per problemi finanziari e il gruppo è stato posto in amministrazione straordinaria; una procedura che aveva l’obiettivo di recuperare l’azienda e di rivenderla sul mercato. Dal 2015 è stato svolto un importante lavoro di ristrutturazione e riorganizzazione dell’intero gruppo, non solo in Italia ma anche nelle sedi estere (Francia, Spagna, Stati Uniti, Regno Unito e Hong Kong), che ha consolidato l’azienda, tanto da renderla appetibile per la vendita. Si è giunti così alla pubblicazione di un bando: pur non trattandosi di un bene pubblico, è prevista la supervisione del Ministero dello Sviluppo Economico con il compito di vigilare e garantire l’imparzialità del processo di vendita.

Al bando di vendita sono seguite cinque manifestazioni di interesse che in seguito alla due diligence sono rimaste in tre. Un segnale chiaro della qualità del lavoro di ristrutturazione svolto in questi ultimi anni. I tre contendenti sono la cordata tedesca Scheurich/Bavaria, il fondo norvegese Njord Terra Lux e l’italiana Teraplast guidata da Franco Masello, uno dei fondatori di Deroma. Sulle tre offerte è stata svolta una valutazione che, secondo le norme, prevede l’analisi di alcuni parametri, in particolare l’occupazione, l’offerta economica e il piano industriale. Dall’analisi di questi parametri la cordata Scheurich/Bavaria (61 punti) è uscita nettamente vincente rispetto a Njord (51,25 punti). Anche il comitato dei creditori, cioè i reali beneficiari della vendita, ha espresso un parere favorevole e condiviso la cessione a Scheurich/Bavaria, nonostante il prezzo offerto fosse inferiore (9,99 milioni di euro contro i 10,22 di Njord), dimostrando così di preferire la continuità dell’impresa con un gruppo industriale (come è Scheurich) anziché con un fondo d’investimento.

Da queste analisi e in seguito al parere del Comitato di Sorveglianza, il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato, con un atto ministeriale del 18 maggio, il commissario straordinario a stipulare l’accordo con Scheurich/Bavaria per concludere la procedura di vendita.

Sembrava quindi concluso l’iter di rilancio di Deroma, ma il 10 luglio Njord Terra Lux ha presentato un ricorso contro l’atto del Ministero al Tar del Veneto, il quale ha sospeso cautelarmente la vendita, in attesa dell’udienza prevista per il 3 ottobre che ha definitivamente sancito la correttezza della procedura di vendita a Scheurich/Bavaria. Njord potrà ovviamente presentare un ricorso al Consiglio di Stato, ma sarà difficile ottenere un successo dopo che il Tar di Venezia ha riconosciuto integralmente la legittimità e correttezza della vendita, tanto da condannare i norvegesi a tutte le spese di giudizio.

Un finale facilmente prevedibile

La decisione del Tar era tutto sommato attesa, per molti motivi. Anzitutto nella valutazione dei parametri già compiuta tra le offerte di Scheurich e Njord c’era una distanza di 10 punti (61 a 51,25): quindi non una lieve differenza. Poi c’è il comitato dei creditori che si era già espresso a favore della cordata Scheurich/Bavaria. Anche i sindacati dei lavoratori sembravano propendere per la soluzione tedesca: il comunicato diffuso da Cisl Veneto il 31 agosto dice “Chiediamo alla magistratura amministrativa, su cui confermiamo la nostra piena fiducia, di fare bene e fare presto. Si è creato un clima proficuo e collaborativo che ci ha consentito di rimettere in sesto un’azienda che era arrivata al capolinea. Mai come in questo periodo Deroma ha visto fatturati in crescita, stipendi e salari regolari, lavoro costante. Per questo i sindacati non apprezzano la guerra in corso: vogliono una soluzione rapida che dia futuro alle 165 famiglie di lavoratori dell’azienda di Malo. L’aggiudicazione ai tedeschi di Scheurich con il mantenimento pieno dell’occupazione, un piano industriale che investiva nel sito e la solidità economico-finanziaria, motivazioni della scelta operata dalle istituzioni, ci lasciava spazio per iniziare con il piede giusto”.

Infine non va dimenticato che l’accordo con il gruppo Scheurich/Bavaria si inserisce in un progetto di continuità industriale. Le due società infatti collaborano da molti anni e Deroma già distribuisce i vasi Scheurich in Spagna e in Francia.

Inoltre Scheurich ha già dichiarato di non voler affrontare fusioni o integrazioni ma, avendo due modelli di business differenti, di mantenere distinte le due imprese e i due brand, sviluppando semplicemente delle sinergie. Come per esempio negli Stati Uniti, dove Deroma ha una sede ed è ben introdotta nel mercato, mentre Scheurich non è presente. D’altronde Deroma sviluppa già una filiera completa (materie prime, produzione, commerciale, logistica) ed è in grado di proseguire autonomamente.

Senza contare che, dopo il piano di riorganizzazione a opera del commissario straordinario, oggi Deroma è un’azienda sana, con un risultato economico positivo, un fatturato in crescita e investimenti già realizzati per il lancio dei nuovi prodotti, recentemente presentati a Colonia nella fiera spoga+gafa.

Nessuna conseguenza per i rivenditori

A prescindere da questi problemi, Deroma ha continuato autonomamente la propria attività e il suo percorso di crescita. Ciò significa che per il mercato non è cambiato e non cambierà niente, quindi non c’è il rischio di ritardi nella produzione o nella consegna delle forniture. Anzi, negli ultimi anni il servizio di Deroma è notevolmente migliorato.

D’altronde se la società non fosse sana e competitiva, non ci sarebbero dei grandi gruppi internazionali pronti a contendersela, anche nei tribunali.

www.deroma.it

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