Cala il mercato degli agrofarmaci nel 2018

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mercato degli agrofarmaci

Il 16 aprile 2018 è stato pubblicato il Decreto 33, che determina la fine del mercato degli agrofarmaci per uso non professionale: un evento che ha condizionato inevitabilmente le vendite di questi prodotti lo scorso anno. Abbiamo intervistato le principali aziende del settore: ecco cosa ci hanno risposto.

Nel 2018 il mercato della “difesa”, cioè insetticidi, fungicidi, diserbanti, lumachicidi e altri prodotti per la cura del verde, ha segnato un altro anno negativo. Nonostante il trend positivo dei prodotti biologici, che oggi valgono circa il 20% del mercato, la maggioranza delle soluzioni per la difesa delle piante è coinvolta dalle limitazioni del disastroso Decreto 33 del Ministero della Salute, pubblicato proprio nel 2018, il 16 aprile. Un Decreto che sostanzialmente cancella dal mercato, a partire da maggio 2020, quasi tutti gli agrofarmaci a uso non professionale (quindi hobbistico e senza patentino) e che negli ultimi anni ha inevitabilmente danneggiato le vendite di questo importante comparto merceologico del gardening. Per avere un termine di paragone, possiamo ricordare che dieci anni fa, quando nessuno paventava l’idea di togliere agli hobbisti la possibilità di difendere le piante, il mercato valeva circa 80 milioni con prezzi al consumo e nel 2018 è sceso a circa 46,5 milioni. In particolare nel 2018 le vendite sono calate non tanto per una minore richiesta dei consumatori, che nella maggior parte dei casi sono ignari di questo provvedimento normativo, ma soprattutto per la paura dei rivenditori – lecita – di sovraccaricare il magazzino. Fino all’ultimo si è sperato in una modifica del Decreto, ma quando in aprile è stato pubblicato le vendite sell in di agrofarmaci sono andate ko.

Il mercato degli agrofarmaci 2018 secondo le aziende del settore

“Il mercato della difesa nel 2018 ha segnato una flessione causata dall’incertezza seguita alla pubblicazione del Decreto fitofarmaci a uso non professionale – spiega Nicole Mascioli, marketing specialist di Copyr –. Tutta la filiera, in particolare il trade, ha scontato questa situazione di incertezza”.

“Il 2018 si è chiuso con una leggera flessione – conferma Lorenzo Cassinelli, responsabile vendite Italia di Sementi Dom Dotto – sia per effetto delle condizioni climatiche poco favorevoli nel periodo primaverile, sia per una maggiore attenzione da parte del trade allo stock e alla gestione del magazzino per effetto delle revoche di diversi formulati, del passaggio all’etichetta in Clp e del Decreto Unp”.

“Il mercato degli agrofarmaci è stabile, perché, al netto delle variabili stagionali, il bacino d’utenza sostanzialmente non cambia – spiega Marco Pusinanti, regulator y affairs & development manager di Kollant –. L’ago della bilancia è mosso dalle contingenze normative, che vedono una minore disponibilità di prodotti registrati sul mercato”.

Oltre a vietare la vendita degli agrofarmaci a uso hobbistico, il Decreto del Ministero della Salute ha previsto, nel periodo transitorio, una nuova etichettatura dei prodotti da sottoporre alla sua approvazione. Un’altra bella idea: peccato che le attività di approvazione del Ministero della Salute siano andate a rilento, causando un danno aggiuntivo alle imprese del settore. Un’ulteriore testimonianza di come abbiano sottovalutato il mercato che andavano a normare.

“Il mercato della difesa del verde ha avuto un trend negativo a causa della pubblicazione, la scorsa estate, del Decreto che regolamenta l’uso dei prodotti chimici destinato agli utilizzatori non professionali – conferma Enrico Cesarin, responsabile marketing Italia consumer di Zapi –. Dopo quasi un anno dalla pubblicazione del Decreto, il Ministero non ha concluso la valutazione di tutte le etichette dei prodotti fitosanitari proposti per il periodo transitorio e questo ha sicuramente influito negativamente su tutto il comparto. Il rivenditore ancora non sa se e quando un determinato prodotto può essere venduto con o senza patentino durante il pe-riodo transitorio. La grande incertezza sul futuro di questi prodotti ha quindi portato il mercato a subire una contrazione molto forte nell’offerta, pur rimanendo invece costante o anche in aumento la domanda da parte del consumatore finale”.

“Il 2018 si è chiuso con un delta negativo abbastanza marcato – conferma anche Massimo Chelini, direttore commerciale di Ital-Agro –, delta dovuto anche all’impossibilità di produrre che si è determinata dopo il mese di agosto a causa dei notevoli ritardi del Ministero ad autorizzare i prodotti all’utilizzo non professionale”.

Secondo i nostri calcoli, in mancanza di dati ufficiali pubblici, possiamo stimare che il mercato degli agrofarmaci abbia sviluppato vendite per circa 27,4 milioni di euro, pari a un giro d’affari di circa 46,5 milioni con prezzi al consumo. Con una flessione dell’8% rispetto al 2017, leggermente migliore rispetto agli ultimi tre anni. La metà del mercato è composta dagli insetticidi (53%) e possiamo stimare che il 21% delle vendite siano Ppo (per piante ornamentali) e il 20% siano prodotti biologici.

Prospettive per il 2019

Nel 2019 il mercato degli agrofarmaci ha dato buoni risultati nel primo trimestre, parzialmente ridotti da un maggio particolarmente piovoso. Ma le aspettative sono ottimistiche.

“Il 2019 era partito molto bene con una sorta di primavera anticipata che ha di fatto incrementato i consumi sul pari periodo – spiega Lorenzo Cassinelli di Sementi Dom Dotto –. Purtroppo il vantaggio accumulato è stato annullato dalle piogge di aprile e maggio e, pertanto, prevediamo un 2019 che si attesterà sui valori del 2018. Probabilmente più per effetto di una sorta di corsa all’acquisto di prodotti che non saranno più vendibili dal 2 maggio 2020”. Va anche detto che negli ultimi mesi si è intensificata l’attività delle associazioni di categoria, in particolare Agrofarma-Federchimica e Promogiardinaggio, per ottenere una proroga del divieto del maggio 2020 e in seguito una modifica dell’allegato tecnico del Decreto del Ministero della Salute, con l’obiettivo di limitare l’elenco dei prodotti vietati, a partire da quelli autorizzati in agricoltura biologica, oggi inspiegabilmente esclusi.

“Il 2019 si è aperto con un segno positivo per il mercato – spiega Nicole Mascioli di Copyr –, perché molti produttori stanno esaurendo gli stock di fitosanitari. Temiamo infatti che, in assenza di proroga o revisione dell’attuale Decreto, la situazione possa aggravarsi con un risvolto negativo sull’intero comparto e sulla cultura del verde”.

“Il 2019 sta marciando in terreno positivo ma non c’è da illudersi – spiega Massimo Chelini di Ital-Agro –: se non ci sarà la tanto sospirata proroga, è prevedibile che finita questa stagione dei consumi i clienti non riassortiranno più questi prodotti”.

Gli hobbisti dovranno fare il patentino?

Nonostante l’impegno delle associazioni di categoria, a oggi permane il divieto del maggio 2020 alla vendita della quasi totalità degli agrofarmaci a uso hobbistico di sintesi. Oltre all’attività di lobbying, le imprese e gli operatori del settore si sono domandati, anche in numerosi convegni, quale sarà il futuro del mercato degli agrofarmaci per la cura del verde. Una soluzione è stata trovata: il consumatore, o l’hobby farmer, che desidera continuare ad acquistare agrofarmaci per il proprio orto/frutteto/vigneto/oliveto non dovrà fare altro che prendere un patentino. La legge indica come unico requisito la maggiore età e non prevede l’obbligo di essere imprenditori agricoli. Un’idea recentemente ribadita dai colleghi di Vita in Campagna, che hanno lanciato un accorato e condivisibile allarme a nome dei loro lettori (prin-cipalmente hobby farmer). Ma non sono gli unici. Nel convegno del 22 febbraio scorso, Emanuele Morselli, consigliere dell’Associazione Italiana Centri Giardinaggio (Aicg), ha suggerito la creazione di un “patentino light” per gli hobbisti e la disponibilità dei centri giardinaggio a ospitare i corsi. Così come Zapi ha già lanciato un progetto per aiutare gli hobbisti a ottenere il patentino.

“Zapi sostiene una iniziativa dedicata agli hobby farmer per ricevere il patentino e, a questo proposito, abbiamo in essere una collaborazione con la società Sinergie che organizza corsi proprio per favorire questa iniziativa – spiega Enrico Cesarin di Zapi –. I corsi, organizzati da Sinergie in collaborazione con Zapi, prevedono per tutti i corsisti un buono di 40 euro spendibile in buoni acquisto di prodotti Zapi direttamente nel punto vendita che organizza il corso. Tuttavia siamo consapevoli che i costi da sostenere sono importanti. La strada che vediamo più percorribile, per permettere ai nostri clienti/consumatori di continuare a usare i prodotti fitosanitari, è quella di rivedere alcuni aspetti del Decreto, che al momento priva per esempio l’hobbista della possibilità di usare anche prodotti il cui utilizzo è con-sentito in agricoltura biologica. Una contraddizione che non si spiega”.

Ci sono infatti alcuni aspetti che ci inducono a ritenere che la strada del patentino per hobbisti sia impercorribile. Per esempio, è difficile pensare che un “sistema” abituato a gestire i patentini di circa 800.000 professionisti possa improvvisamente farsi carico anche di più o meno 1 milione di hobby farmer e appassionati di giardinaggio. Ha anche poco senso che un hobbista debba affrontare lo stesso corso ed esame di un professionista o di un rivenditore: per comprare un farmaco basta la ricetta, non devo diventare farmacista. Perché per un agrofarmaco dovrebbe essere diverso? Senza dimenticare che la richiesta del patentino prevede un minimo di 32 euro di marche da bollo (se il corso è a pagamento i costi salgono): moltiplicati per 1 milione di hobbisti diventano una nuova tassa sugli orti da 32 milioni, che forse gli italiani non saranno contenti di pagare.

“Noi non siamo d’accordo con l’opzione di promuovere il patentino per utilizzatori non professionali – spiega Mariachiara Siciliani, product manager della divisione Home&Garden di Cifo –. Non crediamo che possa essere questa la soluzione più efficace, né quella più idonea alla risoluzione del problema. Siamo con le associazioni di categoria per una proroga alla commercializzazione, per dare tempo necessario alle aziende per poter mettere a punto formulati di libera vendita sicuri per l’ambiente e per l’uso da parte degli utilizzatori non professionali”.

“È irrealistico che la maggior parte degli utenti non professionali, a eccezione comunque di una parte di amatori evoluti, con appezzamenti di terra di dimensioni medio/piccole e con produzioni superiori al mero consumo familiare, si doti di patentino – afferma Marco Pusinanti di Kollant –. Certo, i patentini aumenteranno, ma molti hobbisti si ritroveranno con una minore disponibilità di mezzi tecnici”.

“Sarebbe auspicabile, se non si modifica la normativa, che tutti i consumatori facessero il patentino, ma come giustamente fate osservare non è realistico e forse nemmeno possibile – conferma Massimo Chelini di Ital-Agro –. Quello che tutti noi temiamo è un drastico ridimensionamento di tutto il comparto dei prodotti per il giardinaggio: venendo a mancare i prodotti per la difesa, i consumatori non avranno armi per tenere in salute le proprie piante, sia ornamentali sia da orto. E non c’è niente di più deludente che vedere vanificati gli sforzi fatti per avere un bel giardino rigoglioso o un orto che produce frutta e verdura per il proprio autoconsumo”.

Fra l’altro notiamo, infine, una vigorosa pressione e controllo delle autorità nei confronti delle industrie e dei negozianti al dettaglio, mentre basta cercare su Google il nome di qualsiasi agrofarmaco per scoprire che sono tutti liberamente venduti nei siti online, spesso esteri, anche se le norme parlano esplicitamente dell’obbligo di una vendita assistita e informativa. Una mancanza di controllo anche su questo fronte rischia di generare la proliferazione del “mercato nero” di questi prodotti, con un ulteriore danno per i consumatori finali che affronteranno l’acquisto in modo ancora più disinformato di oggi.

“Anche se la nostra azienda nel canale tradizionale non è orientata alla protezione chimica – spiega Lorenzo Cassinelli di Sementi Dom Dotto –, ci auspichiamo che il Decreto sugli Unp venga rivisto in maniera sostanziale in quanto riteniamo utopistico e irrealizzabile pensare che il consumatore hobbista abbia la volontà di acquisire il patentino. Quindi per evitare possibili e facilmente intuibili scenari all’italiana di ciò che potrebbe accadere fra pochi mesi, ribadiamo che una eventuale proroga al 2 maggio 2020 non è assolutamente sufficiente, ma andrebbero rivisti i criteri e comprese le caratteristiche e i bisogni particolari dell’orto familiare”.

“Riteniamo che aumentare le conoscenze degli utenti sia solo un fatto positivo, siamo dispiaciuti al contempo delle poche informazioni disponibili per l’ottenimento del patentino per l’utilizzo di prodotti fitosanitari – fa notare Angela Novembre, marketing director di Copyr –. Se il Legislatore non provvederà a integrare le indicazioni fornite siamo fortemente preoccupati che l’applicazione della norma, così come è prevista, impatti sull’intera filiera florovivaistica irrimediabilmente. Ne risentiranno le aziende con perdita di fatturato e posti di lavoro, i consumatori saranno poco incentivati a coltivare la propria passione e la tanto auspicata espansione della cultura del verde sarà frenata. Per quanto riguarda la vendita online, a nostro avviso il Legislatore deve farsi più prossimo al tema e mostrare più sensibilità verso questo nuovo canale, altrimenti l’assenza di regole chiare agevolerà solo un mercato parallelo e anche d’importazione di prodotti fitosanitari”.

Dalla chimica al bio: un cambio di mentalità

Il passaggio dagli agrofarmaci di sintesi (che risolvono efficacemente un problema) ai prodotti biologici (che prevengono l’insorgere dei problemi) non sarà semplice da spiegare a un hobbista che – mediamente – si rende conto del problema quando è troppo tardi. Passare dalla risoluzione alla prevenzione è un salto culturale e un cambio di mentalità che non sarà facile da compiere. Abbiamo chiesto alle industrie del settore come lo stanno affrontando: ecco le loro risposte.

“L’assunzione che i fitofarmaci di sintesi siano curativi e i biologici preventivi non ha nessuna base scientifica ed è fortemente fuorviante – ci corregge subito Marco Pusinanti di Kollant –. Tutti i fitofarmaci possono essere curativi, preventivi o entrambi a seconda del loro modo di azione. E comunque efficaci. I fitofarmaci biologici sono prodotti ufficialmente permessi nella agricoltura biologica e sono fitofarmaci a tutti gli effetti. Anch’essi con la loro efficacia. Il distinguo dovrebbe, caso mai, essere fatto fra agrofarmaci registrati (ovvero testati con metodi ufficiali e riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale, ritenuti efficaci e sufficientemente sicuri da organismi di esperti neutrali e quindi approvati dalle istituzioni), a prescindere dal fatto che siano ammessi in agricoltura biologica, e prodotti privi di autorizzazione spacciati come sicuri per il solo fatto di essere descritti come naturali o bio, la cui efficacia non è provata. Il nuovo decreto sull’uso non professionale dei fitosanitari penalizzerà indistintamente i tradizionali fitosanitari di sintesi e quelli biologici”.

“La difesa dalle malattie e dagli insetti con prodotti naturali e alternativi è ormai da anni all’interno dei nostri cataloghi – spiega Enrico Cesarin di Zapi –. Tuttavia la vera sfida è appunto insegnare al cliente/consumatore finale che questi prodotti, (corroboranti e sostanze di base) per essere efficaci devono essere utilizzati pressoché tutto l’anno e comunque sempre in fase preventiva. Zapi tiene già da alcune stagioni corsi ad hoc per i propri rivenditori e per i consumatori finali con lo scopo di aiutare a utilizzare i prodotti in modo corretto”.

“È fondamentale puntare sulla formazione, in primis diretta ai repartisti, che a loro volta dovranno educare il consumatore finale a un cambio di mentalità – spiega Mariachiara Siciliani di Cifo –. Cifo, con i suoi Green Advisor, accompagna la forza vendita dei garden center in questo delicato passaggio, per spostare il consumatore dal chimico verso tipologie di prodotti più naturali e biologici. Ciò implica una maggiore osservazione della pianta e un approccio più orientato alla prevenzione e all’uso di corroboranti, per potenziarne le difese, che non alla cura”.

“La nostra azienda da anni si fa promotrice del corretto impiego dei prodotti per la cura del verde attraverso un servizio di agronomi online, gratuito per i consumatori finali – spiega Antonio Scopazzo, sales manager home & garden di Copyr –. Esistono fitosanitari di origine naturale ammessi in agricoltura biologica, come il Piretro che ha una bassa tossicità verso l’uomo e gli animali domestici e un basso impatto ambientale. Purtroppo, la normativa Unp da maggio 2020 impedirà agli hobbisti l’impiego anche di questo rimedio, che è tra i pochi a garantire l’effettiva risoluzione di tali problematiche”.

“Sementi Dom Dotto è stata tra le prime aziende, tre anni fa, a inserire una innovativa linea di corroboranti con brand BioVentis – spiega Lorenzo Cassinelli di Sementi Dom Dotto –. Undici soluzioni che, se usate soprattutto in un’ottica preventiva, garantiscono i medesimi livelli di efficacia dei prodotti di sintesi chimica. Il problema è che tra il chimico e il prodotto naturale, il rivenditore preferisce dispensare/consigliare il prodotto chimico sia per una propria convinzione di maggior efficacia e retaggio culturale, sia perché l’hobbista si rivolge all’esperto quando ha una problematica evidente e/o conclamata. Alcuni rivenditori, quelli più avveduti, hanno iniziato nel corso degli anni a orientare la propria clientela verso i prodotti di libera vendita consigliandoli in forma preventiva. Pensiamo che un ruolo importante dovrebbe essere svolto in attività di cross-selling, ovvero abbinare la vendita delle piante (interno, esterno e orto) con i relativi prodotti corroboranti per far sì che le piante si conservino in maniera ottimale e ottenere pertanto la soddisfazione dell’hobbista e, di conseguenza, la sua fidelizzazione”.

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