Il glifosate non è rischioso: lo conferma Epa

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Il glifosate non è rischioso

Il glifosate non è rischioso: nonostante gli allarmi diffusi sulla stampa e sui social network, anche Epa (l’agenzia per la protezione dell’ambiente statunitense) ha confermato lo scorso 22 gennaio che le evidenze scientifiche non indicano rischi nell’utilizzo del diserbante più utilizzato nel mondo. Gli scienziati di Epa fanno eco ad analoghi studi condotti in Europa da Efsa (l’organo di consulenza scientifica della Commissione Europea), Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l’agricoltura), Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e Anses (l’Agenzia francese per la salute e la sicurezza alimentare, ambientale e professionale).

Il glifosate non è rischioso: cosa dice l’ultimo studio di Epa

Il nuovo rapporto di Epa (che potete scaricare qui in pdf) spiega testualmente: “L’agenzia ha utilizzato le più recenti politiche scientifiche e metodologie di valutazione del rischio per preparare una valutazione del rischio a sostegno della revisione della registrazione del glifosato. Epa ha valutato accuratamente i rischi per l’uomo dovuti all’esposizione al glifosato da tutti gli usi registrati e tutte le vie di esposizione e non ha identificato alcun rischio di preoccupazione. Sono stati valutati sia gli effetti non cancerosi che quelli cancerosi per il glifosato e i suoi metaboliti, l’acido amminometil fosfonico e l’N-acetil-glyphosate. L’agenzia ha concluso che non vi sono rischi dietetici di preoccupazione per alcun segmento della popolazione, anche con le ipotesi più conservative applicate nelle sue valutazioni (per esempio: residui a livello di tolleranza, applicazione diretta all’acqua e trattamento delle colture al 100%). L’agenzia ha inoltre concluso che non sussistono rischi residenziali, non occupazionali, aggregati o occupazionali”.

Qui potete scaricare il documento di Epa.

Un po’ come avviene per i no-vax o i terrapiattisti, il glifosate è dunque stato oggetto di una campagna di disinformazione e di fake news che ne hanno determinato la demonizzazione senza alcuna base scientifica. Purtroppo, oltre alle menti facilmente condizionabili da messaggi choc (quelli che abboccano al “se sei indignato, condividi”), anche molti politici nazionali e locali hanno abbracciato campagne di lotta contro il glifosate, senza evidentemente tener conto degli studi condotti dalla comunità scientifica mondiale.

Il glifosate non è rischioso

Vale infine la pena di ricordare che, secondo gli studi condotti da Efsa, il rischio che il glifosate sia cancerogeno è inferiore a quello riscontrato per gli insaccati, la carne rossa e i formaggi, che contengono nitriti e nitrati che possono trasformarsi in N-nitrosammine, potenzialmente cancerogene. Allo stesso risultato è arrivata anche l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) di Lione (qui il link), che ha diviso in 4 gruppi le sostanze in base alla loro cancerogenità: la carne rossa lavorata, come salumi e carne in scatola, sono inserite nel Gruppo 1, insieme al tabacco, l’alcool, i raggi X, il benzene e la naftalina. Mentre il glifosate è nel Gruppo 2. Eppure, avete mai sentito dire qualcuno che non dobbiamo mangiare salami e formaggi perché sono cancerogeni?

www.epa.gov

www.efsa.europa.eu/it

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