Nada Forbici sul ruolo delle associazioni nell’emergenza sanitaria

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Una delle associazioni che in tempi di lockdown si è mossa maggiormente sui tavoli istituzionali per difendere gli interessi del settore è stata sicuramente Assofloro. Un tempo rappresentante delle imprese lombarde, quando si chiamava Assofloro Lombardia, e dal giugno 2019 punto di riferimento nazionale. Oltre a partecipare in questi mesi ai lavori politici, il 25 maggio ha contribuito alla creazione di un gruppo di lavoro nazionale floricoltura, partecipato da operatori di quasi tutte le regioni d’Italia. Per saperne di più abbiamo incontrato il suo presidente, Nada Forbici.

Il gruppo di lavoro nazionale

GreenRetail: Ci parli anzitutto del gruppo di lavoro nazionale floricoltura che avete presentato il 25 maggio?

Nada Forbici: A maggio abbiamo ufficializzato la nascita del gruppo di lavoro nazionale floricoltura ma già dall’inizio di marzo stiamo collaborando con riunioni settimanali in videoconferenza. Noi siamo fatti così: prima lavoriamo per raggiungere i risultati e poi li comunichiamo.

GreenRetail: Noto un tono polemico nelle tue parole…

Nada Forbici: In questo periodo abbiamo assistito ad annunci sui social che poi non si sono concretizzati in nulla. Noi prima abbiamo verificato che questa selezione di imprenditori del mondo floricolo potesse davvero diventare un gruppo di lavoro e poi lo abbiamo comunicato. Il nostro gruppo è partecipato da manager di 9 regioni d’Italia.
Dopo la “fase 1” del lockdown, oggi stiamo lavorando alla “fase 2”, quella della rinascita. “Rinascita” per noi vuol dire trovare delle soluzioni a vantaggio di tutta la floricoltura italiana. Questi imprenditori hanno avuto fiducia in noi come portavoce e stiamo lavorando per portare proposte con- crete. Non siamo tuttologi: è un gruppo di lavoro tecnico dal quale emergono delle richieste e delle proposte che i nostri consulenti traducono in termini di fattibilità per dialogare con le istituzioni.
Il nostro obiettivo non è né di arricchirci né di offrire servizi alle aziende, come ci accusa chi non sa chi siamo veramente: come ho più volte detto, Assofloro è un bacino di ascolto per unire gli intenti e gli obiettivi di un settore che ha molte difficoltà. Cerchiamo di contribuire alla risoluzione dei problemi attraverso il dialogo con chi effettivamente conta sui tavoli decisori.

GreenRetail: Quali obiettivi vi ponete?

Nada Forbici: A noi interessa che la voce di Assofloro arrivi a chi di dovere in modo preciso e coerente con le esigenze del settore. Cerchiamo di essere concreti e senza fare acclami siamo propositivi e pensiamo che proporre documenti tecnici utili per risolvere le criticità del settore a chi è presente sui tavoli decisori sia un elemento concreto per la risoluzione. Scrivere al presidente del consiglio o della repubblica serve a poco se poi non ci sono proposte tecniche attuabili.
Non voglio togliere nulla all’impegno dei singoli: sono in ginocchio come tutti noi, ma preferiamo un altro modo di lavorare. So bene che questa attitudine di Assofloro è oggetto di critiche. Ma il nostro obiettivo è far evolvere il settore senza limitarci agli annunci o a coltivare il nostro orticello: “crescere” significa spiegare come funzionano gli iter e attraverso la condivisione costruire una seria politica di settore. Va bene spiegare le problematiche del settore, ma se poi non le si accompagna con proposte concrete che poi vengono tradotte in norme ed emendamenti, non si ottengono risultati. Vogliamo dare dignità al settore, renderlo sempre più forte e sempre più erudito e riteniamo che sia prioritario sostenere la lobby del nostro settore.

1,5 miliardi di perdite in 50 giorni

GreenRetail: Avete stimato le perdite del settore?

Nada Forbici: Abbiamo stimato un miliardo e mezzo di euro solo nel periodo del lockdown, quindi il mese di marzo e i primi 15 giorni di aprile. Questi sono i dati che abbiamo mandato a Bruxelles, attraverso Coldiretti, nella prima settimana di maggio in seguito alla richiesta di Copa-Cogeca (l’unione delle due grandi organizzazioni degli agricoltori europei – ndr): circa 600 milioni per la floricoltura, 500 milioni per il vivaismo e 400 milioni per il sistema manutentivo, per una perdita totale di circa un miliardo e mezzo di euro.

Ruolo delle associazioni e coordinamento nazionale

GreenRetail: Qualcuno rimprovera alle associazioni la mancanza di un intervento efficace in questi mesi e di un coordinamento che con un’unica voce possa rappresentare e tutelare il mondo florovivaistico. Cosa ne pensi?

Nada Forbici: Ho sentito queste critiche rivolte alle organizzazioni sindacali, più che alle associazioni private: a volte si fa confusione nei termini. Chi dice che le organizzazioni non hanno lavorato evidentemente ignora quello che effettivamente è stato fatto, per esempio Coldiretti ha saputo raccogliere le nostre richieste. Nel decreto Cura Italia c’è un articolo di legge specifico sul florovivaismo, per la proroga dei contributi e dell’Iva dove solo il settore del florovivaismo non era soggetto al tetto dei 2 milioni di euro, nel decreto Rilancio ci sono altre norme specifiche per i florovivaisti. Non sono cadute dal cielo: forse per qualcuno sono solo piccole conquiste, ma per noi sono macigni perché non abbiamo mai visto in una legge che riguarda tutto il paese degli articoli specifici per il florovivaismo. Chi dice che le associazioni sono state assenti forse ignora.
Noi abbiamo lavorato giorno e notte per scrivere proposte su proposte da sottoporre al sindacato che ci stava ascoltando ed era in prima linea (Coldiretti – ndr). Senza dimenticare il chiarimento che ha permesso l’apertura dei garden center, l’introduzione di piante e fiori nel Dpcm del 26 aprile come prodotti primari oppure l’invito alla Gdo a vendere piante italiane in questo periodo particolare. Chi ha portato avanti queste battaglie se non le associazioni?

GreenRetail: Saprai che in queste settimane è nato anche un altro tavolo di coordinamento: come mai non ne fate parte?

Nada Forbici: Chiedilo a chi ha riunito alcune associazioni, alcune neppure significative in termini di rappresentanza, dimenticando di invitare associazioni che effettivamente esistono e sono rappresentative, perché effettivamente hanno i numeri per esserlo. Assofloro rappresenta mille aziende in tutta Italia. Per esempio, hanno chiesto ai produttori lombardi se condividono i loro progetti? Queste divisioni non servono al settore, anche perché alla fine ne usciremo tutti perdenti.

Le proposte per il rilancio

GreenRetail: Insieme a Luca Magazzini dell’Associazione Vivaisti Italiani, Mario Faro del Consorzio Florovivaistico e Agroalimentare dello Ionio e Paolo Arienti del Distretto Vivaistico Planta Regina, Assofloro ha chiesto l’esonero dal pagamento dei contributi previdenziali agricoli, l’aggiornamento del Bonus Verde e il rimborso per le produzioni andate al macero a causa del lockdown. Ce ne puoi parlare?

Nada Forbici: Sul Bonus Verde abbiamo proposto di estendere la percentuale dal 36% al 90% e abbiamo chiesto di aumentare la base imponibile massima da 5.000 a 10.000 euro. L’avevamo già chiesto per il 2020-2021: ci hanno suggerito di lavorare in fase emendativa sul 2020 per poi fare pressioni sulla legge di bilancio di fine anno per prorogarla per il 2021. Ricordiamo che tutte le misure e gli investimenti che il governo farà dovranno essere spesi entro il 31 dicembre 2020. C’è anche questa criticità da considerare.
Anche il tema del macero è un elemento importante. Effettivamente ci sono aziende, soprattutto quelle del reciso, che hanno dovuto buttare i prodotti per fare spazio alle nuove produzioni. La ministra fin dall’inizio ha sempre promesso un fondo per il macero: noi chiediamo che questa promessa venga mantenuta fino in fondo. Ci siamo da subito impegnati per raccogliere tutti i dati, che sono tornati utili per documentare il problema al ministero.

Cosa ci lascerà il Covid-19

GreenRetail: L’emergenza sanitaria ci ha obbligati a rimettere in discussione molte certezze. Il Covid-19 ci lascerà delle eredità positive?

Nada Forbici: Ho sperato che questa catastrofe potesse far cadere le barriere e le divisioni. Invece proprio in piena emergenza ho visto un acuirsi delle distanze. E questo mi amareggia ancora di più.
Di positivo c’è che il governo e il parlamento hanno iniziato a parlare di florovivaismo: forse hanno capito che la filiera agricola non esprime solo carne, latte, vino e olio ma ci sono anche tante produzioni che rendono le nostre città più belle e più vivibili.
Anche l’inserimento di piante e fiori nell’elenco dei prodotti primari è un risultato positivo. Tutti traguardi raggiunti perché abbiamo lavorato sodo. Anche in Regione Lombardia abbiamo lavorato molto, grazie anche all’assessore Rolfi che si è fatto in quattro per aiutarci. La Lombardia è stata la prima Regione, il 15 marzo, a mandare i primi dati delle perdite al governo. Vuoi sapere da chi li ha avuti?

www.assofloro.it

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